Oggi, 25 Novembre, si celebra la Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Violenza contro le Donne gli ultimi fatti di cronaca rendono questo argomento ancora più attuale.

Giulia, una ragazza poco più grande di noi, non ha potuto realizzare i suoi sogni nel cassetto perché qualcuno che diceva di amarla l’ha strappata via alla vita, alle sue speranze, al suo futuro. Ci è stato chiesto di fare un minuto di silenzio in sua memoria… Altro che silenzio, avremmo voluto gridare! Non è possibile che nel 2023 l’uomo si senta in diritto di uccidere, picchiare, violentare, offendere una donna! Noi vogliamo urlare BASTA!!! Vogliamo fare rumore, affinché queste cose non succedano più. Non vogliamo aver paura di camminare da sole per strada, di mettere una gonna, di metterci un velo di trucco perché potremmo attirare malintenzionati… E, se abbiamo un ragazzo, non dobbiamo chiedere il permesso per andare in gita, per vederci con le amiche, per studiare fuori; non dobbiamo stare in silenzio se riceviamo uno schiaffo o umiliazioni e offese. Noi non apparteniamo a nessuno, solo a noi stesse, e non vogliamo temere per la nostra vita se ci accorgiamo che la storia con il nostro ragazzo è finita. Possono sembrare cose banali, superate, conquiste già fatte, ma non lo sono. Purtroppo la violenza è un male comune, frutto di una mentalità maschilista e patriarcale, presente da sempre nella nostra cultura che giustifica ancora questi comportamenti.

Recentemente nelle sale cinematografiche è uscito il film “C’è ancora domani”, di Paola Cortellesi. Il film parla di ciò che ha dovuto subire la donna nell’Italia del dopoguerra. La pellicola è ambientata nel 1946 e la regista si è basata sui racconti di tre generazioni di donne a lei vicine. Ciò che emerge è quanto la donna di allora sia sottovalutata, talvolta assolutamente non considerata. Viene trattata come se fosse un oggetto di proprietà di qualcuno, non è padrona della sua vita e del suo denaro, viene sfruttata, umiliata e sottopagata rispetto ai colleghi uomini. Addirittura il padre della giovane Marcella priva la figlia della possibilità di studiare perché è, a sua volta, immerso in una società in cui è idea diffusa che la donna debba tacere, non debba esprimere la sua opinione e stare al di sotto dell’uomo.

Il film ha avuto un grande successo forse perché le condizioni attuali di vita di una donna non sono poi così molto diverse da quelle del dopoguerra. Ancora oggi, infatti, molti uomini ricorrono alla forza fisica, quando non riescono ad imporsi sulla donna diversamente. Qualche volta capita anche che alcune persone incolpino la vittima e giustifichino il carnefice. Spesso, sono le donne stesse che non riconoscono nel partner un pericolo. E se da una parte sono convinte di riuscire a capire dal primo bacio se un uomo è quello giusto, dall’altra non capiscono dal primo schiaffo che, invece, è quello sbagliato. Cosa possiamo fare noi alla nostra età? Parlarne, confrontarci con i nostri compagni, denunciare situazioni che non ci piacciono in cui avvertiamo disagio, confidarci con i nostri genitori o insegnanti, chiedereaiuto…solo così possiamo sensibilizzare la società sull’argomento, sperando che chi commette reato venga punito severamente. Fin quando tutto questo verrà considerato normale, ci saranno ancora altre 100 Giulia all’anno e oggi non è più accettabile.

È ora di dire STOP.

Scritto da SERENA ARENA e MARTA CAPUANO, 2CD

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>